| Quaderni di birdwatching | anno X - volume 19 - aprile 2008 |
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![]() di Silvio Bassi & Igor Festari |
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L'inizio dello sviluppo degli uccelli può essere rintracciato nel Mesozoico (approssimativamente 150 milioni di anni fa), quando i dinosauri dominavano tutti gli ecosistemi terrestri. In quel periodo la situazione climatica e l'aspetto dei continenti erano completamente differenti da come li conosciamo. Per comprendere a fondo il posto che gli uccelli rivestono nella storia naturale del nostro pianeta, però, occorre andare ancora più indietro, all'alba dell'era dei dinosauri (230 milioni di anni fa) in quanto l'evidenza fossile di alcuni caratteri risale a questo periodo.
Dalle piume, che favoriscono l'isolamento termico, si presume si siano sviluppate sugli arti anteriori le penne, le quali avrebbero inizialmente avuto la funzione di "timone", per facilitare rapidi cambiamenti di direzione durante la corsa e l'inseguimento delle prede, un po' come negli Struzzi attuali. Dunque ora siamo in presenza di dinosauri bipedi ed in grado di correre veloce, ma anche coperti di piume e forniti di penne. Ci stiamo cioè avvicinando a qualcosa di simile ad un uccello. Le ultime caratteristiche fondamentali per poter volare sono uno sterno carenato abbastanza sviluppato per fornire un ancoraggio ai potenti muscoli che consentono il volo battuto ed un'articolazione del polso che abbia la capacità di movimento dall'alto verso il basso per lo stesso motivo. Lo sterno è l'osso che consente la saldatura delle costole tra loro, ed è presente in quasi tutti i tetrapodi. Un problema ulteriore è che in alcuni casi esso non è saldato alle costole da processi ossei, ma unito da cartilagini che si fossilizzano con difficoltà, per cui in molti casi si stacca e non viene ritrovato con il resto dello scheletro. Comunque in questo caso siamo fortunati e lo si ritrova in molti teropodi di dimensioni medio/piccole con il resto delle ossa. Ma lo sterno carenato da solo non è sufficiente: alcuni teropodi altamente specializzati come Alvarezsaurus ed affini, pur non essendo direttamente imparentati con gli uccelli, possedevano questa caratteristica in quanto anch'essi utilizzavano gli arti anteriori come timone durante la corsa (esempio di convergenza evolutiva). Per quanto riguarda le ossa del polso, infine, la struttura moderna viene acquisita dai dinosauri maniraptoriani progenitori degli uccelli, nei quali la mano diviene via via più allungata ed il carpo prende la forma di una sottile mezzaluna ossea. Questa conformazione permetteva a questi animali di flettere il polso lateralmente, più che verso l'alto o il basso, potendo quindi ripiegare la mano come fanno gli uccelli attuali e, in questo modo, far scattare gli artigli in direzione ventrale per bloccare o lacerare la preda.
Siamo quindi arrivati al cuore del problema: come questi dinosauri pennuti e di piccole dimensioni, ma con cervello ed occhi grandi, hanno iniziato a volare. Da tempo si confrontano due teorie, in apparenza equivalenti, ognuna con buoni argomenti a suo favore. Esse sono la teoria arborea e la teoria cursoriale. Proviamo a passare in rassegna gli argomenti a favore di entrambe. Come considerazione di base occorre ricordare che la fossilizzazione è un processo difficoltoso e assai raro e che solo in circostanze molto particolari si riescono a vedere alcuni dettagli quali le penne o gli organi interni. Un caso classico è l'esemplare di Archaeopteryx di Leyden, che per anni era stato considerato un piccolo dinosauro carnivoro prima di essere correttamente identificato, poiché le penne non avevano lasciato alcuna impressione sulla roccia come negli altri esemplari.
Essa prevede che i piccoli teropodi maniraptoriani da cui si sarebbero in seguito evoluti gli uccelli abbiano sviluppato dapprima un tipo di corsa assistito dal battito degli arti anteriori provvisti di penne. In animali di piccole dimensioni, questo tipo di movimento coordinato avrebbe consentito dapprima salti più prolungati e successivamente piccoli voli, per arrivare a forme come l'Archaeopteryx, in grado di decollare con un'adeguata rincorsa (un po' come gli attuali albatros - SPEAKMAN & THOMSON, 1995). Uno studio dell'Università del Montana ha recentemente portato alla luce alcuni aspetti poco conosciuti sul volo degli uccelli, che sembrerebbero avvalorare la teoria della sua origine cursoriale (SIBLEY & AHLQUIST, 1990). Esperimenti compiuti sui pulcini di Coturnice orientale (Alectoris chukar), infatti, confermano che questa specie già prima di volare si aiuta battendo le ali per aumentare durante la corsa la sua velocità di fuga; lo stesso succede anche quando gli adulti corrono in salita, dovendo superare pendenze notevoli. Il fatto interessante è che questo tipo di battito "ausiliario" ha lo stesso range di angolazione dell'ala utilizzato durante il vero volo battuto (tranne che nel caso di manovre aeree più spericolate, in cui l'angolo d'azione dell'ala può variare). Questa rappresenterebbe, secondo gli autori, la prova del fatto che il volo degli uccelli avrebbe avuto origine da un unico movimento comune anche ai piccoli dinosauri loro progenitori: essi avrebbero sbattuto le loro "proto-ali" (zampe anteriori fornite contemporaneamente sia di dita artigliate, sia di penne remiganti primitive) per aiutarsi a correre attraverso terreni accidentati, in modo da scappare più velocemente o catturare più prede. Questo comportamento avrebbe favorito l'evoluzione di arti sempre più specializzati fino allo sviluppo di ali dalla struttura moderna, abbastanza grandi e forti per sostenere il volo battuto. La già citata struttura "a mezzaluna" del polso fungerebbe da chiave di volta nella dimostrazione di questa ipotesi: tale struttura, inizialmente usata dai dinosauri maniraptoriani per catturare meglio le prede, sarebbe poi servita ad alcune specie più evolute per correre e balzare più agilmente ed infine agli uccelli (sia moderni, sia fossili) per volare. Questa teoria ha ricevuto ulteriore conferma in un recente articolo pubblicato da un altro gruppo di ricercatori, sempre sulla prestigiosa rivista scientifica Nature (DIAL et al., 2008). Il fatto che l'Archaeopteryx per prendere il volo necessitasse di una lunga corsa accompagnata dallo sbattere delle ali è stato anch'esso dimostrato da uno studio congiunto di un paleontologo e di un ingegnere aeronautico, basandosi sui dati fossili disponibili per questa specie. L'unico svantaggio della teoria "ground-up" è che questo tipo di meccanismo non è mai stato visto all'opera. Mentre per chirotteri e pterosauri l'evidenza fossile delle strutture di pelle che congiungono le arti è netta (supportando, quindi, la teoria arborea) non ci sono altri esempi passati o presenti di un meccanismo del secondo tipo. Anche altri animali che cacciano cursorialmente e che includono nella loro dieta prede in grado di volare o di effettuare lunghi salti non hanno sviluppato nulla del genere, neanche ad uno stato primitivo. In conclusione possiamo dire che, mentre ad oggi la discendenza degli uccelli dai dinosauri non può più essere messa in discussione, l'origine del volo non può essere determinata con chiarezza ed in modo univoco. Altri fossili recuperati recentemente (Rahonavis in Madagascar e Jeholornis in Cina) pongono ulteriori problemi. Entrambi sono uccelli primitivi palesemente in grado di volare, ma con uno sterno poco carenato. Di un altro fossile recente, lo Jinfengopteryx, non è ancora stata possibile stabilire con esattezza la natura: uccello primitivo ad ali corte (che supporterebbe la teoria cursoriale) o dinosauro maniraptoriano altamente specializzato. Viviamo in un'epoca di notevoli progressi scientifici e possiamo quindi sperare che ulteriori scoperte chiariscano a breve questi aspetti sull'origine del volo, permettendo di scegliere definitivamente tra le due teorie. |
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