| Quaderni di birdwatching | anno IX - volume 17 - aprile 2007 |
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![]() da Swarovski Optik Italia |
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Tanti birdwatcher si sono avvicinati alla fotografia dopo aver visto quanto è facile portare a casa un primo piano di uccelli lontani anche cento metri. Tuttavia, l'appassionato di fotografia naturalistica più "evoluto", quello che dispone di macchine reflex e di un corredo di obiettivi intercambiabili, difficilmente accetta i piccoli limiti qualitativi delle fotografie scattate con le compatte. Queste, infatti, mostrano sempre un minimo di evanescenza nella definizione dei contorni, che sparisce invece negli scatti ottenuti con macchine reflex. Lo stesso appassionato "evoluto" ha lasciato le macchine a pellicola e si è ormai convertito alla reflex digitale, avendo notato che il gap qualitativo con la analogica è completamente colmato dai modelli più recenti. Se fino a ieri la lunghezza focale che un telescopio ha potuto garantire ad una reflex arrivava al massimo a circa 1.000 mm, oggi qualsiasi reflex digitale con obiettivo da 50 mm fisso (solo con questa focale è possibile il "matrimonio") si interfaccia perfettamente con il telescopio da osservazione senza alcun rischio di vignettatura ed in modo semplice, rapido e stabile. L'adattatore, che si avvita alla filettatura del 50 mm reflex (ci risulta che tutti i 50 mm fissi sul mercato abbiano una filettatura da 52 mm, salvo alcuni Canon con filettatura da 58 mm e che quindi non sono adatti), è un doppio tubo di metallo che si infila sull'oculare del telescopio e si chiama DCA, prodotto dalla Swarovski. Se usiamo, per esempio, una reflex digitale Nikon, che ha un fattore di ingrandimento 1,5 rispetto al sistema analogico e che oggi è considerata tra le migliori marche sul mercato dai fotonaturalisti, usando un telescopio ad ingrandimenti variabili 20-60x avremo una lunghezza focale da 1.500 a 4.500 mm (1500=20 ingrandimenti telescopio x 50 mm fisso x 1,5)! La qualità è sbalorditiva, perché le lenti dei telescopi di alto livello subiscono una lavorazione esasperata e offrono nitidezza, fedeltà cromatica e contrasto eccezionali. Ad oggi risulta che soltanto i telescopi della Swarovski siano compatibili con macchine reflex senza rinunciare all'oculare (e quindi agli ingrandimenti). Con gli altri prodotti in commercio la vignettatura è penalizzante. Poiché il nemico maggiore a questi ingrandimenti è il "mosso", accessorio di grande utilità è lo scatto a distanza, che permette di evitare ogni volta la altrimenti quasi indispensabile operazione di attivazione dell'autoscatto. Se a dire il vero oltre i 3.000 mm di focale sarà necessario andare anche oltre i 1.000 ISO (ma la grana dell'immagine resta sorprendentemente fine), con luce esterna non particolarmente scarsa, fino a 2.500 mm anche la luminosità non è un problema. Il limite contro il quale ci scontriamo è il soggetto in movimento, d'altra parte è abbastanza ovvia la considerazione che più aumenta la lunghezza focale e meno flessibilità abbiamo a riprendere soggetti dinamici. Per chi è abituato a fotografare con teleobiettivi reflex, usare il telescopio rappresenta comunque una rivoluzione al di là della lunghezza focale: i pesi, le dimensioni, la difficoltà d'uso e i costi sono enormemente inferiori a quelli dei super-teleobiettivi che, comunque, non potranno mai arrivare a ingrandimenti paragonabili. Sul tema del digiscoping segnaliamo un sito internet dedicato (digiscoping.it) e sul digiscoping in reflex è uscito un libro con protagonisti i caprioli, Caprioli al Telescopio, di Riccardo Camusso, edito da Swarovski Optik.
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