| Quaderni di birdwatching | anno IX - volume 17 - aprile 2007 |
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di Andrea Ciaccio & Luciano Ruggieri |
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Notizie sulla presenza della coppia o su eventuali minacce o persecuzioni sono state raccolte con discrezione, interrogando pastori, agricoltori o persone di provata fiducia. I dati dell'Istituto Centrale di Statistica (ISTAT) sono stati richiesti alla Biblioteca centrale di Roma dell'Istituto o sono stati consultati presso la sede regionale ISTAT di Torino. I dati si riferiscono ai censimenti nazionali dell'agricoltura per la Regione Sicilia e per le province di Agrigento e Palermo degli anni 1962, 1972, 1982, 1990 e 2000. I parametri analizzati sono stati: superficie totale agricola, superficie a seminativo, a pascolo, agrumeto, uliveto, vigneto, superficie boschiva totale, patrimonio zootecnico (bovini, ovini e caprini) e numero di aziende che allevano bestiame. I calcoli statistici sono stati eseguiti con il software Kyplot vers. 2.0 beta e il limite di significatività statistica è stato fissato a p<0.05.
È verosimile che a metà del secolo, la specie fosse distribuita sui principali complessi montuosi dell'isola, come i Monti Iblei, Peloritani, Nebrodi, Madonie e Sicani, con densità maggiori nelle province occidentali e che occupasse molti siti rocciosi collinari dell'interno. È invece incerto se nidificasse anche in aree insulari come l'arcipelago delle Egadi o l'isola di Pantelleria (MOLTONI, 1973). È opinione di molti ricercatori che il declino del Capovaccaio in Sicilia sia iniziato intorno agli anni '70 (MASSA in BOLOGNA, 1976) e che abbia assunto la caratteristiche di un vero e proprio tracollo nei decenni successivi, con la scomparsa progressiva e inarrestabile dalla Sicilia orientale (Monti Iblei e Peloritani), dalle Madonie e da molte aree del Trapanese e del Nisseno. Questa contrazione dell'areale riproduttivo ha confinato la specie, già a partire dagli anni '80, alle sole province di Agrigento e Palermo (SALVO, 1994; DI VITTORIO et al., 2000). Anche nelle province di Palermo e Agrigento si è assistito ad un rapido declino della specie: nell'anno 2000 la popolazione di Capovaccaio in queste due province era di 11 coppie, ridotta a solo 1/5 di quella da noi valutata (50-53 coppie) per l'anno 1972 (Tab. I). Dal confronto tra la distribuzione spaziale dei siti riproduttivi tra il 1972 e l'anno 2000 (Fig. 2) emerge una netta contrazione dell'areale ed una tendenza ad occupare le aree interne (poligono campione in grassetto) dei Monti Sicani. La distanza minima tra siti contemporaneamente occupati (Nearest Neighbour Distance) è passata da 5,1 km (± 3,2 n=17) del 1982 a 10,08 km (± 6,57 n=8; p<0.05 t-Test di Student) del 2000. La velocità di estinzione dei siti riproduttivi per decenni, è stata massima tra il 1972 e il 1982 (2,5 siti persi in media all'anno) e rallenta nel decennio successivo, fino ad annullarsi tra il 1990 e l'anno 2000. I siti abbandonati sono risultati 12 (63%), di cui quattro tra il 1982 e il 1990 (33%) e otto tra il 1990 e il 2000 (66%). Per 10 dei 12 siti (83,3%) abbandonati non è stato possibile accertare una causa precisa di estinzione e solo in due casi (16,6%) si è potuta verificare una causa antropica diretta riferita ad un caso di abbattimento della coppia e ad un caso di avvelenamento (MARSILI & MASSI, 1991).
Sono stati analizzati alcuni parametri di uso del suolo registrati dai censimenti nazionali ISTAT dell'agricoltura tra il 1962 e il 2000. Durante questo periodo, il territorio ha subito importanti trasformazioni. La superficie agricola complessiva nelle province di Palermo e Agrigento si è praticamente dimezzata, passando dai 750 mila ettari del 1962 a 400 mila del 2000 e sono stati registrati significativi cambiamenti nell'uso del territorio agricolo (Tab. II). |
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TAB. II Uso del territorio agricolo nelle province di Palermo e Agrigento (dati censimenti ISTAT) e correlazione con il numero di coppie territoriali di Capovaccaio nello stesso periodo. |
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I dati di sei differenti parametri (superficie a seminativo, a pascolo, a vite, a bosco, a uliveto e ad agrumeto) sono stati messi a confronto valutando se esisteva una correlazione lineare con la riduzione del numero di coppie territoriali di Capovaccaio (come da Tab. I). Tre parametri (superficie agricola totale, a seminativo, a pascolo) correlano significativamente con l'andamento numerico di coppie territoriali di Capovaccaio e la superficie a seminativo risulta avere la significatività statistica più elevata (p<0.01).
Pochissimi riferimenti bibliografici, spesso incompleti, sono disponibili per poter delineare l'evoluzione del declino del Capovaccaio in Sicilia negli ultimi 50 anni. Certamente sino alla prima metà del secolo scorso la specie doveva essere ancora relativamente comune in tutta l'isola, con una popolazione nidificante stimabile intorno alle 100 coppie. Sebbene nei primi anni settanta la popolazione nidificante per tutta la Sicilia fosse stata stimata da MASSA (in BOLOGNA, 1976) in circa 25 coppie, riteniamo invece sulla base delle attuali conoscenze, che nell'anno 1972 almeno 40 dovessero essere i siti riproduttivi attivi nelle sole province di Palermo e Agrigento. In seguito, il Capovaccaio scomparirà rapidamente da tutta la Sicilia orientale, dalle Madonie, dai monti intorno a Palermo e dal trapanese, per rimanere ancora localmente comune sino ai primi anni '80 solo nelle aree interne delle province di Agrigento e Palermo quando la popolazione subirà un drammatico e per certi versi, inspiegabile, tracollo. |
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Abbattimenti diretti, prelievo delle uova e dei nidiacei al nido, avvelenamento, sono tutte cause che hanno contribuito in varia misura ad accelerare il declino della specie, ma che da sole non sembrano giustificarlo totalmente. Di fatto, l'analisi delle cause di abbandono dei siti riproduttivi di 12 delle 19 coppie di Capovaccaio presenti tra il 1982 e il 2000 in provincia di Agrigento e Palermo (Tab. II) rivela che solo nel 16% è riscontrabile una causa antropica diretta, mentre nella stragrande maggioranza dei casi, i motivi rimangono sconosciuti.
Un minor numero di aziende ma un maggior numero di capi di ovini e caprini è indice di una diversa metodologia di stabulazione e di un progressivo abbandono dell'allevamento brado degli ovini. È significativo del resto notare la significativa correlazione tra coppie territoriali di Capovaccaio e numero di capi di equini, animali in Sicilia tipicamente allevati su pascolo e allo stato brado. L'abbandono della pratica della transumanza e dei metodi di allevamento tradizionali ha provocato una consistente contrazione della distribuzione del Capovaccaio in Francia meridionale (BERGIER & CHEYLAN, 1980), in Spagna e Portogallo (PEREA et al., 1991, DEL MORAL & MARTÌ, 2002) e sui Pirenei (CANUT et al., 1988). Inoltre lo status delle popolazioni contigue a quella siciliana, come quelle nord-africane (LEVY, 1996), è lungi da poter essere considerato stabile. In Marocco, dove erano indicate almeno 1000 coppie, la popolazione pare ridotta a poche coppie (P. Bergier, com. pers.); in Algeria dove un censimento generale è tuttora impossibile (IENMANN & MOALI, 2000), almeno 32 nidi sono stati censiti nel 1989 per la regione della Gran Kabilia e una stima totale pare superiore alle 50 coppie; mentre in Tunisia vengono stimate 100-150 coppie presenti tra il 1975 e il 1990 (T. Gaultier a P. Isenmann, com. pers.). La rapidità del declino della specie in Sicilia occidentale, giunta sull'orlo dell'estinzione nel 1997 con solo tre coppie nidificanti (DI VITTORIO et al., 2000), pone serie problematiche di conservazione della popolazione siciliana, che appare attualmente mostrare molte delle caratteristiche di una metapopolazione (MCCULLOUGH, 1996). Sebbene la produttività e il tasso di involo possano essere considerati soddisfacenti (DI VITTORIO et al., 2003) è chiaro che perturbazioni stocastiche in un questo contesto di impoverimento della qualità dell'habitat (HOUSTON, 1996) e di isolamento genetico e riproduttivo possano rompere il delicato equilibrio e portare all'estinzione del Capovaccaio in Sicilia. Sono assolutamente necessari mirati interventi di conservazione, non soltanto legati alla protezione de facto della specie (istituzione di carnai, restocking, stretta sorveglianza dei siti di nidificazione, tracking satellitare per individuare le rotte migratorie e le aree di svernamento africane) ma anche di gestione dell'habitat. Infatti, solo dalla conservazione e gestione di aree naturali in cui il pascolo e l'allevamento tradizionale sono parti integranti del paesaggio, si può sperare che il Capovaccaio possa avere un futuro in Sicilia. |
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BIBLIOGRAFIA |
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