| Quaderni di birdwatching | Anno VIII - volume 16 - ottobre 2006 |
|
|
![]() di Gianluca Serra |
|
|
Ma in realtà la decisione in cuor mio era già stata presa. Forse perché avevo già investito così tanto nella avvincente ricerca della colonia che io chiamo ormai "tribù": mesi passati nel deserto a interrogare più di un centinaio di nomadi beduini e cacciatori delle oasi e a decodificare le loro informazioni. Insomma non me la sono proprio sentita di "staccare i fili". Certo che l'interesse scientifico non mancava: infatti, gli sparuti ibis di Palmira sono geneticamente unici al mondo. A differenza di quelli marocchini, infatti, sono migratori, cioè trascorrono nel deserto siriano solo i mesi della riproduzione, sparendo per il resto dell'anno, nessuno sa dove. Fin dal momento della scoperta avvenuta nel 2002, con il mio team di siriani del Ministero Agricoltura, ci siamo occupati della protezione della colonia durante i 5 mesi che gli ibis trascorrono in Siria. Un lavoro difficile e dispendioso ma non impossibile, che ha dato finora risultati incoraggianti: la colonia è al lumicino, ma gli eremiti sembrano non volerne sapere di estinguersi, mostrando commoventi segni di vitalità riproduttiva. Di certo, prima della istituzione del programma di protezione, la colonia doveva incontrare problemi insormontabili a riprodursi, a causa del disturbo antropico. Ma un interrogativo riaffiorava sistematicamente: dove si trasferisce la colonia durante il periodo non riproduttivo? La risposta a questa domanda poteva venire soltanto dalla tecnologia satellitare. Così, in collaborazione con BirdLife International, già dal 2003, abbiamo provato disperatamente a catturare e marcare con trasmettitore satellitare almeno un Ibis eremita di Palmira, ma senza fortuna. Come spiegato nell'articolo nello scorso numero di Quaderni di birdwatching, ci siamo impaludati in un complicato groviglio politico-istituzionale che ha bloccato tutti gli sforzi. Una specie di incubo. Per circa un anno mi sono sentito un po' come se fossi alla guida di una ambulanza, con a bordo un ferito gravissimo da portare al pronto soccorso, e mi ritrovassi a tentare di correre su una strada fatta di... colla. Ho dovuto così rilevare che le scienze naturali e la tecnologia sono in realtà ingredienti secondari nel cocktail che costituisce la conservazione della natura - sicuramente secondari per esempio rispetto a economia e politica (che sia nazionale, regionale, delle organizzazioni internazionali etc.). Il primo tentativo di marcaggio satellitare coincise per esempio con lo scoppio della guerra in Iraq, il cui confine è solo a un centinaio di km a sud di Palmira, con i risultati che si possono immaginare. Abbiamo dovuto quindi far di necessità virtù, e nonostante l'urgenza di agire, ci siamo immersi nel ginepraio vischioso della cosiddetta advocacy: ovvero, la sensibilizzazione politica. Una mostra fotografica organizzata con Birdlife nella città vecchia di Damasco nel febbraio 2006 e il coinvolgimento diretto della First Lady siriana, hanno quest'anno finalmente spianato la strada all'operazione di marcaggio satellitare. Per la verità quest'anno la situazione era iniziata in modo gramo: solo 4 ibis erano tornati a Palmira in febbraio, per riprodursi (fortunatamente assortiti in modo da formare esattamente due coppie): in 4 anni cioè si sono persi ben 3 adulti riproduttivi! È stato allora che ho lanciato un grido di allarme, e per fortuna la National Geographic Society e la Royal Society for Protection of Birds hanno risposto positivamente con lo stanziamento di fondi sufficienti a realizzare l'impresa.
A metà luglio scorso, come di consueto, la tribù degli ibis è scomparsa nel nulla. Ma intanto sono ripartiti in 13, non male, se si pensa che erano arrivati in 4! E poi la grande differenza è che quest'anno non si sono dileguati nel nulla, lasciando perdere le tracce: bensì sono ripartiti sbirciati a distanza, discretamente, dal vigile occhio dei satelliti.
E le prime conferme non hanno tardato a venire: infatti, secondo i musulmani curdi di un villaggio della Turchia (Birecik), dove fino a pochi decenni fa esisteva una enorme colonia di Ibis eremiti nidificanti su una rocca dentro il paese, il volo migratorio di questi uccelli indicava un tempo la strada ai pellegrini diretti alla Mecca. Ed ecco che la scienza conferma ancora una volta il sapere popolare: durante la settimana successiva alla partenza dal deserto siriano, gli ibis hanno volato verso sud in linea retta, entrando in Arabia Saudita e sfilando per l'appunto proprio accanto alla Mecca per poi andare a fare sosta, temporaneamente, nello Yemen occidentale. Ma la cosa che più conta è che forse negli anni a venire riusciremo a proteggere questi uccelli anche durante il resto dell'anno, lungo la loro rotta migratoria e nell'area di svernamento vera e propria (che potrebbe essere l'Altopiano Etiopico). Insomma il sogno, per la verità un po' ingenuo, di salvare questo brandello di bellezza del nostro pianeta da una scomparsa irreversibile sembra adesso meno visionario di qualche anno fa... |
|
© 2006, Quaderni di birdwatching Tutti i diritti di proprietà letteraria e artistica riservati. È vietata la riproduzione totale o parziale senza consenso scritto. |