| Quaderni di birdwatching | Anno VII - volume 14 - ottobre 2005 |
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Il rarissimo animale, osservato per primo dal tecnico faunistico regionale Fabrizio Florit, ha pernottato sul posto per allontanarsi poi il giorno successivo quando il sole ormai alto (verso le 10) aveva creato le condizioni ideali per un nuovo volo, presumibilmente alla ricerca del cibo, con la formazione di quelle correnti termiche ascensionali che sono indispensabili per gli spostamenti aerei dei grandi planatori. Dal popolare osservatorio della "Marinetta" è stato possibile ammirarlo a lungo e molto bene, attorniato da decine e decine di altri uccelli, tra cui sei Spatole ed un Marangone minore, oltre a Cigni reali, Oche selvatiche, Aironi bianchi maggiori e molte altre. Si trattava chiaramente di un soggetto in abito di sub-adulto, con le parti inferiori vagamente salmonate ed i caratteristici spazi nudi nella regione oculare, del tutto simile ai pellicani che si possono ancora osservare sul delta del Danubio o in qualche zona limitata dell'Albania o della Grecia, per non parlare della Turchia o dell'Africa. L'esemplare in questione è probabilmente lo stesso osservato in volo domenica 8 maggio da Stefano Volponi presso Ravenna e forse giovedì 11 in Valle Averto, a sud di Venezia. Notevole anche il fatto, segnalato da Paul Tout su EBN Italia a seguito di una comunicazione di S. Pfaff, che il giorno successivo al suo involo dalla Cona un esemplare di Pellicano comune è stato avvistato sul Neusiedler See, episodio difficilmente attribuibile ad una mera coincidenza. Complessivamente si tratta, secondo il mio punto di vista, della dimostrazione di due circostanze positive: che al giorno d'oggi c'è chi osserva con passione gli animali selvatici anche in Italia (e sa prontamente riconoscerli) e che un soggetto così grande e prezioso riesce a percorrere indenne (cosa impensabile fino a pochi anni or sono) una distanza tanto grande! |
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Questa specie, un tempo presente e nidificante anche in Italia, è stata infatti lungamente perseguitata e letteralmente spazzata via a seguito di autentiche spedizioni punitive che venivano organizzate nei confronti degli uccelli ittiofagi, da molti ingiustamente considerati animali "nocivi". Sono note infatti varie testimonianze antiche relativamente alle zone umide della Puglia, dove Federico di Svevia Hohenstaufen andava a caccia coi suoi falconi nel dodicesimo secolo dopo Cristo.
Altre testimonianze, ben più recenti, indicano la presenza di colonie di questi uccelli nelle lagune presso Cervia, nel Ravennate, dove nonostante le persecuzioni i pellicani sopravvissero almeno fino al XVII sceolo. Di essi è rimasta traccia in parecchie raffigurazioni e negli idiomi locali. I pellicani venivano infatti chiamati "cofani" in Puglia e "groti" nell'Alto Adriatico, una voce quest'ultima che deriva presumibilmente dal latino guttur (= gozzo), per il caratteristico "guadino naturale" di cui sono dotati alla mascella inferiore e che utilizzano abilmente per catturare il pesce. Ma in tempi recenti questi uccelli avevano pressocchè disertato la penisola italiana e i pochi stormi che vi giunsero in passato hanno quasi sempre fatto una brutta fine. Nel Friuli Venezia Giulia l'ultima osservazione nota, probabilmente riferibile a tale specie (e non al Pellicano riccio o al rossiccio) risale agli anni 60 e si riferisce proprio alla foce dell'Isonzo dove un piccolo stormo di questi uccelli fu osservato a distanza dall'appassionato cacciatore e, per l'epoca notevolissimo esperto, Corrado Poles. In precedenza ancora risulta noto un solo soggetto, anch'esso parte di uno stormo, che fu peraltro abbattuto nella laguna di Grado nel lontano nel lontano 1872 e che finì poi in una collezione locale (collezione Fabris di Begliano), come riportato dal monfalconese Bernardo Schiavuzzi nel 1883. Il ritorno, sia pur per ora solo episodico, di questa rara specie proprio nella Riserva Naturale della Foce Isonzo, dove la Regione e il Comune di Staranzano si sono impegnati a fondo nella ricostruzione di habitat palustri di grande pregio, nonchè, guarda caso, esattamente di fronte all'edificio dedicato al birdwatching, è forse la migliore dimostrazione del fatto che, nonostante i numerosi segnali negativi, è ancora possibile ottenere grandi risultati nel caso della conservazione quando gli sforzi sono chiaramente orientati nella direzione della tutela dell'ambiente e delle specie in via d'estinzione.
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