| Quaderni di birdwatching | Anno VII - volume 14 - ottobre 2005 |
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Nel territorio garganico è stata accertata la presenza di 4 coppie nidificanti, mentre l'intera popolazione viene stimata in almeno 6-7. Nel resto della provincia, fino al 2001, erano presenti almeno altre 2 coppie, entrambe lungo il corso di due aste fluviali. Attualmente una sola di esse risulta ancora riprodursi stabilmente. Alcune aree, dove la specie è stata osservata in periodo riproduttivo, meriterebbero indagini più approfondite. Grande potenzialità, per la riproduzione, rivestono le numerose cave abbandonate pedegarganiche che dovrebbero essere esplorate in futuro al fine di determinare la presenza di nuove coppie. Le deposizioni avvengono prevalentemente tra la fine di febbraio e la metà marzo. L'osservazione il 10/04/1995 di 2 adulti e 3 juv. documenta l'eccezionalità di una deposizione alquanto precoce avvenuta presumibilmente nella seconda metà di gennaio. Nel 1997 è stato di contro riscontrato un caso di nidificazione tardiva: 2 pulli di 10 giorni osservati il 24 maggio ma scomparsi per cause sconosciute dopo soli pochi giorni. Le uova sono deposte su cenge riparate, in cavità dall'angusta entrata o in nidi di Corvo imperiale (Corvus corax). La cova è compiuta quasi esclusivamente dalla femmina con cambi di pochi minuti del compagno per alimentarsi. Nei primi giorni di vita i pulli vengono coperti costantemente dalla femmina che successivamente sorveglierà il nido da breve distanza. E' il maschio che ha il duro compito di procacciare il cibo per tutta la famiglia in questa fase iniziale dell'allevamento. In seguito la femmina potrà allontanarsi dal nido e partecipare attivamente alla caccia insieme al suo partner, per nutrire la nidiata. Difatto una delle caratteristiche comportamentali più evidenti in questa specie è quella di cacciare spesso in coppia; l'intesa perfetta dei due falconi gli permette un maggiore successo negli attacchi, in particolar modo quelli rivolti alle prede di maggiori dimensioni. Con il passare del tempo e mentre il piumaggio giovanile si completa i giovani diventano piuttosto attivi esercitandosi al volo in spazi talvolta ristretti. Gli insetti che sciamano all'imboccatura di una cavità sono un importante indizio che ci fa supporre essere in presenza di un nido attivo, in quanto richiamati dalle feci e dal gran numero di resti di prede che vi si accumulano. L'involo avviene da metà maggio fino alla prima settimana di giugno. Il successo riproduttivo è stimato ad un tasso di 2,08 (n=19). I giovani permangono per i primi giorni nei pressi della parete natia, poi seguendo i genitori in territori adatti alla caccia, apprendono i primi rudimenti per la sopravvivenza. All'età di 55-60 giorni i giovani possono essere osservati ancora in attività di addestramento a cura della coppia. Gli adulti stimolano l'istinto predatorio dei giovani, spingendoli ripetutamente ad afferrare al volo resti animali come ali di uccelli. Lo stesso resto abbandonato e poi ripreso dagli adulti viene usato ripetutamente per lo stesso scopo. Il 90% delle prede è costituito da uccelli di dimensioni medio-piccole (da quelle di un Passero a quelle di una Taccola). Particolare importanza riveste il fenomeno della sciamatura delle cavallette. Individui di Lanario sono stati osservati cibarsi per diversi giorni di questi ortotteri presenti quasi esclusivamente nella fascia dei pascoli steppici pedegarganici, catturandoli semplicemente camminando sul terreno. Il riporto al nido di rettili appena predati è stato osservato più volte, quasi sempre Ramarri (Lacerta viridis), ed in un caso un ofide non identificato di piccole dimensioni. L'identificazione delle specie ornitiche predate è stata effettuata attraverso l'osservazione diretta delle catture, l'identificazione delle prede portate al nido, e il rinvenimento di resti alimentari nei pressi del nido e posatoi. Fra le prede individuate sono presenti, in ordine sistematico:
Nei confronti delle seguenti specie sono stati osservati dei tentativi di cattura, che possono avere il significato di semplici atteggiamenti di allenamento viste le grosse dimensioni o la "pericolosità" di alcune di esse:
Furto di nidiacei: Non si conoscono casi di depredazioni di nidi, ma non sono da escludere. Rocciatori: E' in questo momento la minaccia più grave per la popolazione garganica. Il P.N. del Gargano ha predisposto dal 2000 all'interno del suo territorio il "Regolamento per l'arrampicata sportiva". Per il territorio al di fuori del parco, in cui ricade uno dei siti riproduttivi frequentato da rocciatori, il Calendario Venatorio regionale annuale risulta inadeguato in quanto nell'articolo 11 recita: "è vietato esercitare attività di roccia sulle pareti delle gravine e delle doline carsiche nel periodo di riproduzione dell'avifauna (1 aprile - 30 luglio)". Poiché il Lanario inizia il ciclo riproduttivo a febbraio va da sé che ad aprile la presenza di eventuali scalatori sulla parete creerebbe un notevole disturbo compromettendo il successo riproduttivo dei falconi. Si confida in una revisione di questa tempistica che potrebbe essere riportata già dal prossimo atto normativo a febbraio. Fotografi: Sono noti casi di disturbo diretto al nido da parte di fotografi. Escursionismo: E' un'attività in forte crescita e potenzialmente molto pericolosa considerando le ridotte dimensioni della maggior parte delle pareti. Collisione con veicoli: Il 10/05/2000 è stato rinvenuto un maschio adulto sulla SS 89 nei pressi della chiesa di S. Leonardo. L'esame autoptico sull'esemplare attestava quale causa di morte l'impatto con un veicolo; difatto nell'area è presente una numerosa colonia di Taccole e una di Piccioni domestici e l'ipotesi più credibile è che durante un inseguimento a bassa quota di una di queste specie il falcone abbia attraversato la strada e sia stato appunto investito da un auto in transito. Degrado ambientale: l'integrità dei siti riproduttivi è sempre più minacciata dalla costruzione di nuove strade che sostituiscono i vecchi sentieri con una conseguente maggior possibilità di penetrazione negli ambienti naturali, ed inoltre dalla costruzione di manufatti (anche abusivi) in aree vitali per la specie, la cui integrità dovrebbe essere preservata. Per le aree trofiche e per i siti riproduttivi appenninici si rilevano, inoltre, rischi derivanti dalla installazione di centrali eoliche che non solo degradano l' habitat del Lanario ma deturpano pesantemente il paesaggio. |
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Si ringraziano Vittorio Calore e Antonio Sigismondi per i dati forniti e per la collaborazione alla stesura del testo. |
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