| Quaderni di birdwatching | Anno VII - volume 14 - ottobre 2005 |
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![]() di Fabrizio Giudici |
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Il dubbio che molti si pongono a questo punto è relativo all'uso del teleobiettivo. Fotografare un volatile, infatti, implica usare un teleobiettivo di una certa portata e una certa distanza di lavoro dal soggetto, che tipicamente è di parecchi metri. Ma le unità flash hanno una portata d'uso ben definita, legata ad un parametro detto "numero guida", che purtroppo copre distanze più brevi. Pare quindi impossibile usarle in campo naturalistico, a meno di non pensare a qualche grosso e pesante proiettore ad alta potenza, sicuramente molto costoso. Fortunatamente le cose sono più semplici e alla nostra portata.
Uno di questi accessori è il better beamer illustrato in foto. Esso è costituito sostanzialmente da una lente di Fresnel (come quelle usate nei fari marittimi) in grado di "restringere" il fascio luminoso in modo che sia più concentrato. Infatti i flash sono normalmente progettati per l'uso con focali più corte e quindi per illuminare un angolo di campo relativamente grande. Con focali oltre i 300mm, tuttavia, l'angolo di campo è ridotto e parte di quella luce andrebbe sprecata. Il better beamer è interamente composto in plastica ed è molto leggero (lente inclusa, dal momento che le lenti di Fresnel sono realizzabili anche con film plastico sottile). È facilissimo da trasportare e si monta in pochi secondi sull'unità flash con due staffe ed un elastico fornito in dotazione. Con un equipaggiamento non particolarmente costoso (un tipico flash Nikon come l'SB80DX) ed un better beamer la portata utile di fill-flash può arrivare a superare tranquillamente la decina di metri - in certi casi anche venti. Ecco che il nostro volatile è servito. Per completezza di informazioni, va ricordato che anche se si lavora con distanze molto più brevi (magari coperte dall'unità flash senza accessori) il better beamer consente comunque un uso più efficiente del fascio luminoso e pertanto un risparmio delle batterie - un dettaglio non secondario se si parla di foto sul campo. Due note di precauzione, piuttosto importanti:
Vediamo ora un po' di esempi d'uso. Tutte le foto in questo documento sono state scattate con il seguente equipaggiamento: Nikon D70 o D100, AF-S 300 f/4, TC14E II, unità flash SB-80 e better beamer. Le foto scattate in condizioni di brutto tempo sono state post-processate per correggere il bilanciamento del bianco, incrementare lievemente la saturazione del colore e il contrasto. Le immagini presentate a coppie a scopo di confronto sono state post-processate con le stesse impostazioni in modo da mantenere significativo il paragone.
Gli istruttori insegnano, ma è intuitivo, che le condizioni migliori per scattare una foto si hanno generalmente con il sole alle spalle o di lato. Il controluce è da evitare: il soggetto risulterebbe infatti molto scuro con uno sfondo chiaro. Certo, in alcune circostanze l'effetto ottenuto può piacere: a volte si vuol ritrarre solo la silhouette e se si riesce ad ottenere un'aura luminosa intorno al soggetto grazie alla luce diffusa sulla sua superficie si possono scattare foto memorabili. Ma se non è questa la nostra intenzione, generalmente i risultati sono così scarsi da farci rinunciare. Peccato che in molte circostanze il nostro volatile preferito lo incontriamo proprio in una situazione di controluce, anche perché in questa situazione spesso noi siamo meno visibili e non lo disturbiamo. In gran parte dei casi, il fill-flash può permetterci di scattare una bella foto. I due esempi qui sotto descrivono il concetto meglio di tante parole: le foto a sinistra sono state scattate senza fill-flash, mentre quelle a destra ne hanno tratto beneficio. Un tipico problema con l'uso del fill-flash è il limite sul tempo di esposizione. Molte macchine fotografiche, come la Nikon D100 usata in questi primi esempi, se usate con il flash attivo impongono un limite inferiore al tempo di otturazione (chiamato sync-time) nell'ordine del 1/200 di secondo. Di giorno e con il sole può essere un problema, perché richiede di chiudere notevolmente il diaframma (ecco il perché di quel diaframma f/20 nella foto di destra). Chiudere il diaframma vuol dire estendere la profondità di campo e, pertanto, non è possibile isolare bene il soggetto dallo sfondo (fortunatamente, nel nostro esempio, lo sfondo era piuttosto uniforme e non ha creato problemi - ma purtroppo non è un caso tipico). Altre macchine, come la Nikon D70, possono lavorare con sync-time fino a 1/500 di secondo ed il problema non si pone. Va notato però la D70 è una macchina "strana": è di fascia medio-bassa (e non eccessivamente costosa), ma ha un sync-time da professionisti. Viceversa molte macchine di fascia alta e persino molto alta hanno sync-time inaspettatamente bassi. Quindi, prima di iniziare a provare, verificate le caratteristiche del vostro equipaggiamento per evitare sorprese.
Esiste un ulteriore uso del fill-flash: dare un po' più di dinamicità al soggetto nel caso la luce sia piatta, per esempio in caso di brutto tempo. Non possiamo comandare il tempo meteorologico in funzione delle nostre escursioni e, specialmente chi è fotografo naturalista per divertimento, deve accontentarsi di ciò che trova quando riesce finalmente a trovare un po' di tempo libero. Non è detto che per fare buone foto ci voglia sempre una giornata di sole brillante (certo, per fotografare uccelli in volo è opportuno un bel cielo azzurro), anzi, a vole il sole brillante produce ombre troppo marcate e una luce troppo "dura". Ma, all'estremo opposto, una giornata grigia con pesante copertura nuvolosa non è la situazione ambientale migliore. Nella foto in basso a sinistra, il gabbiano appare scuro - e cosa ancora peggiore, più scuro dello sfondo (e dire che ha il piumaggio chiaro: con molti limicoli sarebbe andata anche peggio). Questo è sicuramente un aspetto negativo della foto, considerando che il gabbiano comune è bianco e grigio chiaro e non ci si aspetta questo tipo di bilanciamento della luminosità. Avere lo sfondo chiaro è una tipica situazione da brutto tempo se si fotografa vicino all'acqua: c'è poca luce per il soggetto, ma l'acqua riflette comunque la luminosità del cielo. Se poi c'è qualche sprazzo di sereno in lontananza (tipica situazione da "nuvolone di Fantozzi") è ancora peggio: la luce riflessa aumenta ancora di più. Non basta: oltre ad essere scuro, il nostro gabbiano ha la pancia molto più scura del dorso e il becco e le zampe, che sappiamo essere di un bel rosso brillante, appaiono scure, quasi nere. La foto a destra è stata ottenuta in identiche condizioni ambientali, ma attivando il flash. Diaframma e otturatore sono rimasti invariati. Ora il gabbiano risalta bene sullo sfondo (la cui tonalità non è minimamente cambiata) e le ombre sull'ala e sulla pancia sono state ridotte. Zampe e becco sono rosso brillante come ci aspettavamo. Questo primo esempio già illustra come il flash ci abbia fatto "salvare" una foto (quella di destra non ci farà vincere alcun concorso, ma è sicuramente migliore di quella di sinistra). Ma, come sempre accade, una soluzione che risolve un problema potrebbe crearne altri. Il fill-flash va modulato attentamente: ad esempio un errore comune è illuminare troppo il soggetto e annullare completamente le ombre. Se è vero che ombre troppo forti possono rovinare una foto, la loro completa assenza spesso dà un aspetto "piatto" al soggetto; cioè, gli fa perdere il feeling tridimensionale. Bisogna quindi trovare la giusta misura regolando la potenza del flash.
A volte il tempo è pessimo, ma ogni tanto c'è qualche squarcio tra le nuvole. È importante approfittare di questi momenti, ma non rinunciare necessariamente all'uso del flash. Il sole che sbuca tra le nuvole è infatti una sorgente di luce fortemente direzionale, mentre le nuvole tutt'intorno mantengono bassa la luce ambientale diffusa. In queste condizioni abbiamo di nuovo la comparsa di ombre troppo nette e - spesso - posizionate male. L'uso del flash è dunque ancora utile, anche se la presenza di una fonte di luce naturale probabilmente consiglia di ridurne la potenza. Entrambe le immagini del prossimo esempio sono state scattate con stesso diaframma ed otturatore e con l'aiuto del flash. In quella di sinistra, un raggio di sole illumina il dorso del gabbiano, mentre a destra il sole è di nuovo sparito tra le nuvole. Nessuna delle due immagini è da scartare (l'uso moderato del flash non ha mai fatto sparire le ombre completamente): ma quella di sinistra (con il sole) ha un po' più di "vitalità". Come fare a trovare la giusta quantità di flash da usare? Non ci sono regole magiche e personalmente suggerisco un approccio a tentativi: fare parecchi scatti cambiando di volta in volta la potenza della vostra unità. L'uso di una camera digitale può essere di aiuto, almeno per evitare gli errori più banali, grazie alla capacità di avere subito un'anteprima dell'immagine (anche grazie all'istogramma): potrete vedere subito se il soggetto è troppo chiaro o troppo scuro. La macchina digitale non vi dà invece alcuna informazione sulle ombre: il visore LCD in generale è troppo piccolo e la sua dinamica è troppo limitata per riprodurle correttamente. In questi casi è consigliabile fare parecchi scatti e non cancellare dalla macchina le immagini che sul visore LCD appaiono non soddisfacenti (a meno che non ci siano proprio gravi problemi di spazio rimasto sulla cartuccia), perché esse possono essere valutate bene solo con calma sul computer di casa. In generale è opportuno usare il flash in modo manuale, perché avete il controllo più totale. Ad esempio, il mio Nikon SB-80DX permette di controllare la "potenza di fuoco" fino ad 1/128 del massimo in passi di un terzo di stop premendo un singolo interruttore a bilanciere. In questo modo è possibile cambiare l'impostazione velocemente, prima che il soggetto si muova, e con un po' di esercizio anche senza levare l'occhio dal mirino.
La potenza del flash non è l'unica variabile da controllare. Che cosa cambia se si modificano l'otturatore, il diaframma e (per le macchine digitali) la sensibilità ISO? Il tempo d'otturatore non influenza l'impatto del flash dal momento che la durata dell'impulso di luce è intorno al decimillesimo di secondo - un tempo molto più breve del più veloce otturatore di una normale macchina fotografica. Quindi l'energia del flash viene catturata sempre interamente indipendentemente dalla velocità dell'otturatore. Ovviamente, flash a parte, tempi di otturazione diversi possono essere importanti per controllare l'aspetto "immobile" o "mosso" del soggetto. Invece il diaframma e la sensibilità ISO controllano sensibilmente l'impatto del flash sulla foto. Più chiuso è il diaframma, e minore è l'intensità ISO, meno energia luminosa viene catturata. Siccome nella maggior parte dei casi lo sfondo è ben più lontano del soggetto, il flash influisce solo sulla luminosità di quest'ultimo (confrontate di nuovo la prima coppia di foto del gabbiano: l'acqua sullo sfondo ha sempre la stessa luminosità). Semplici leggi geometriche ci dicono che raddoppiando la distanza l'effetto del flash si riduce di un quarto perché aumenta di quattro volte la superficie su cui la luce deve distribuirsi. Sopra una certa distanza, quindi, l'energia del flash si è talmente "diluita" da non avere più alcun effetto visibile. Giocando con le variabili a nostra disposizione è possibile controllare il contrasto tra soggetto e sfondo e, in particolare, è possibile scurire lo sfondo a piacere. Guardate le due immagini qui sotto. Sono state prese con la stessa luce ambientale ed in entrambi i casi con l'ausilio del flash. Il gabbiano ha la stessa luminosità in entrambi i casi, ma lo sfondo è più scuro a destra. Diaframma e otturatore sono stati mantenuti sulla stessa impostazione per entrambe le foto; invece la sensibilità ISO è stata ridotta di uno stop (400 ISO contro 200 ISO a sinistra) e la potenza del flash è stata incrementata di uno stop nella foto a destra. Siccome la resa del soggetto è influenzata sia dalla sensibilità ISO che dal flash, i due cambiamenti si sono compensati (-1 stop + 1 stop = 0 stop). Invece, siccome la resa dello sfondo è influenzata solo dalla sensibilità ISO, esso è risultato più scuro (lo stesso effetto si poteva ottenere modificando il diaframma anziché la sensibilità ISO - ma in questo caso sarebbe cambiata anche la profondità di campo). Notate come il soggetto risalti molto meglio nella foto a destra. Anche in questo caso bisogna fare attenzione a non esagerare, altrimenti le foto possono risultare "artificiali". Nella seguente coppia di foto, lo sfondo di quella di destra è diventato talmente scuro da far sembrare che la foto sia stata scattata di notte. Decisamente eccessivo!
Infine, non vi preoccupate per il lampo: la maggior parte degli uccelli diurni non solo non ne è danneggiata, ma neanche infastidita, e non volerà via. Siate invece più cauti con gli uccelli notturni: i loro occhi abituati all'oscurità potrebbero essere abbagliati, quindi mantenete sempre il flash su potenze basse.
Lavorare con il brutto tempo richiede quasi sempre una correzione del bilanciamento del bianco. La luce diffusa sotto il cielo coperto è più "fredda" (cioè più bluastra) di quella diretta del sole (la qualità del bianco, più "fredda" o più "calda" viene chiamata "temperatura di colore"). Mentre il nostro cervello non se ne accorge finché siamo sul campo, perché compensa in tempo reale, l'effetto diventa visibile quando la foto viene visualizzata in casa e successivamente stampata. Ed è un effetto fastidioso, che dà proprio la sensazione cupa del brutto tempo. Particolarmente fastidioso se il vostro soggetto è bianco o ha parti bianche, come il nostro gabbiano comune. La soluzione consiste nel bilanciare i colori della foto per renderli più "caldi". Se processate la foto elettronicamente, si tratta di un'operazione semplicissima che ogni software di foto-ritocco offre all'utente; se invece lavorate esclusivamente con la pellicola dovrete usare un filtro ambrato montato sull'obiettivo. Anche il flash generalmente richiede una leggera correzione del bilanciamento del bianco. Se in teoria i costruttori ci dicono che il flash ha luce bianca della stessa tonalità di quella solare a mezzogiorno, in pratica essa è spesso leggermente più fredda: quindi a volte una correzione verso toni lievemente più caldi può essere utile. Abbiamo già detto nel paragrafo precedente come effettuare questa correzione, ma ora c'è un problema aggiuntivo: abbiamo due fonti di luce, il flash e la luce ambiente: questa combinazione può crearci qualche problema? In pieno giorno no, perché la differenza di temperatura tra flash e luce solare in pieno giorno è molto piccola. Ma se fate foto al tramonto o la mattina presto, quando la luce del sole è più "calda", la situazione diventa più complessa e potreste essere presi in mezzo a due esigenze contrastanti: "raffreddare" la luce solare, ma in tal caso quella del flash diventerebbe bluastra, o "riscaldare" la luce del flash, con la conseguenza di spingere su toni troppo rossi la luce solare. In alcuni casi è impossibile effettuare un bilanciamento soddisfacente e bisogna pertanto operare dei compromessi. Un'alternativa consiste nell'elaborare la foto in modo più sofisticato (a questo punto necessariamente via software), area per area. Il problema è tanto più complesso se state ritraendo un volatile bianco: voi sapete che il soggetto è bianco e sarebbe sgradevole vedere che nella foto stampata esso appare invece bluastro o rossastro. Ricordate, però, che nelle discipline artistiche quelli che la teoria definisce come difetti in particolari casi possono diventare un valore aggiunto. Tornando al primo esempio, quello della garzetta (scattato proprio nelle circostanze difficili di cui stiamo parlando), ho trovato particolarmente gradevole la tonalità dorata delle aree illuminate dal sole nella foto di destra (potrebbe non essere facile constatarlo nell'esempio che state visualizzando sul vostro navigatore: ma vi assicuro che sono molto soddisfatto della versione stampata su carta). In questa circostanza ho bilanciato il bianco via software, con un unico intervengo globale, quindi senza ricorrere a ritocchi diversi su aree diverse. Probabilmente se il sole fosse stato più basso sull'orizzonte (e quindi più rosso) sarebbero stati necessari interventi più pesanti, o forse la foto non mi sarebbe piaciuta in nessun caso. In definitiva, è tutta una questione di gusti, stile ed esperienza personale. E questa considerazione mi permette di concludere: se siete interessati all'uso del fill-flash, è ora di andare a provare sul campo! |
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