| Quaderni di birdwatching | Anno VII - volume 14 - ottobre 2005 |
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di Luciano Ruggieri |
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La FAO ritiene che la situazione sia particolarmente a rischio; J. Domenech, Chief Veterinary Officer ha dichiarato che la FAO è preoccupata che "i Paesi dell'Europa sud orientale, dove i migratori provenienti dalle aree infette si mescolano con quelli provenienti dal Nord Europa, possano non avere la capacità di individuare e gestire eventuali episodi di contagio di influenza aviaria". A questo riguardo, l'obiettivo principe nelle prossime settimane, è quello di ridurre il più possibile i contatti stretti tra uccelli d'allevamento, uccelli selvatici e l'uomo. Se il controllo di eventuali focolai di H5N1 nel settore avicolo è in Europa una misura che è stata già intrapresa, molto più difficile è mantenere basso il rischio di contatto tra l'avifauna selvatica e l'uomo. In una circolare del 2 settembre, l'Istituto Nazionale Fauna Selvatica (I.N.F.S.) ha stigmatizzato che l'esposizione a virus influenzali è un rischio possibile per l'inanellatore scientifico e accanto a stabilire misure di sterilizzazione del materiale infetto (sporco di deiezioni degli uccelli, come trappole, sacchetti e nasse) vieta fino a nuovo ordine, di utilizzare richiami vivi per la cattura delle anatre a scopo scientifico.
Non si tratta di fare del facile allarmismo. In un articolo pubblicato sulla rivista Science (vol. 304), un team di esperti del Dipartimento di Epidemiologia delle Malattie infettive dell'Imperial College di Londra, ha calcolato il rischio di una pandemia umana nel prossimo futuro e fa notare che anche in assenza di ricombinazione (l'evento cioè che permette al virus H5N1 di essere patogeno per l'uomo e non solo per gli uccelli), ci si può attendere che ci sia comunque una trasmissione del virus influenzale dagli uccelli agli umani. Tuttavia, questo evento, già verificatosi nell'aprile 2004 in Oriente, non determina l'insorgere di un'epidemia né tanto meno di una pandemia. Le cose cambiano se il virus da una semplice trasmissione da uccello a uomo, diventa infettivo da uomo a uomo: l'insorgere allora di un'epidemia dipende da un modello matematico che può essere calcolato, entro certi limiti, conoscendo il grado di trasmissibilità del virus stesso all'interno della coorte di pazienti (PDF file dal sito web sciencemag.org). In sintesi lo scenario che potrebbe verificarsi questo inverno non è al momento prevedibile. Le variabili in gioco sono molteplici. Quello che si può fare adesso è evitare che si manifestino alcune condizioni essenziali, quali la trasmissione del virus influenzale dagli uccelli (polli e anatre) all'uomo. Se la sorveglianza degli allevamenti avicoli è relativamente facile da intraprendere, quella che impedisce il contatto tra uccelli selvatici (anatre soprattutto e altri acquatici) e l'uomo è stata solo abbozzata. La sospensione della caccia agli acquatici e il ritiro dei richiami vivi sono divieti che le associazioni venatorie, non gradiscono, ma ci si chiede: per quale motivo tali categorie dovrebbero essere esentate dall'adozione di misure necessarie per la salvaguardia della collettività intera? Il Presidente di Federcaccia Franco Timo pare pronto ad "affrontare il problema" e "capire se i cacciatori siano a rischio di contagio e prepararsi a dar loro delle indicazioni'' ma poi ventila che "l'approccio alla faccenda può essere pregiudiziale" nei loro confronti (ADN Kronos 16/9/05). La Russia ha già vietato la caccia in sette regioni (una degli Urali) toccate dall'espansione del virus H5N1 e sarebbe indispensabile che analoghe misure venissero intraprese anche in Europa, al di là delle pregiudiziali di parte, non appena gli stormi di migratori raggiungeranno i territori di svernamento (da metà ottobre). Alla luce di una situazione per ora incerta, ma che può essere prodromica di eventi epocali, EBN Italia - il birdwatching italiano - CHIEDE alle associazioni venatorie, a Federcaccia e ad Arcicaccia di adoperarsi affinché si chiuda anticipatamente la caccia alle anatre e alla selvaggina acquatica già dalla metà di ottobre, e al Ministro della Sanità e ai competenti assessorati regionali di mettere in atto misure adeguate di controllo sulla vendita, commercio e uso alimentare di selvaggina potenzialmente infetta. |
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