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l BECCAMOSCHINO (Cisticola juncidis), lungo una decina di centimetri, dalla livrea bruno rossiccio striata, legato in origine alle zone umide costiere, ha fatto registrare dagli anni sessanta e settanta un'espansione territoriale sia su scala nazionale che europea.
Il succedersi di alcuni inverni particolarmente miti ha favorito la colonizzazione di nuovi territori e ambienti fino a discrete quote (1000-1200 m slm). Appunto negli anni settanta, il Beccamoschino si è inoltrato nella Pianura Padana subendo ciclicamente notevoli fluttuazioni numeriche in relazione al clima invernale.
Nelle calde giornate primaverili, il maschio intensifica le proprie emissioni canore: il monotono zip-zip, emesso durante il volo con la frequenza di circa una nota al secondo ha lo scopo di attirare nel proprio territorio un certo numero di femmine per accoppiarsi.
Il maschio abbozza nel proprio territorio vari nidi, che in parte verranno completati dalle femmine assumendo la caratteristica forma a bisaccia con una piccola apertura sul lato superiore. Da marzo a luglio la femmina depone e cova per circa 12 giorni da 3 a 6 uova. La stessa femmina può effettuare nell'anno da 2 a 3 covate.
Il Beccamoschino del filmato è stato ripreso nella "Riserva Naturale Palude Frattarolo" il 15 febbraio 2004. Frattarolo, con l'attiguo Lago Salso, è la testimonianza di quelle più vaste ed estese paludi che ancora ai primi '900 contavano in Capitanata oltre 80.000 ettari. Ubicata a sud del litorale di Manfredonia, è caratterizzata da acquitrini bassi e salmastri con presenza di salicornieti, tamerici e giunchi. Questa palude rappresenta una zona umida di interesse internazionale per la presenza di numerosissime specie di uccelli nidificanti, di passo e svernati. Nelle diverse stagioni, non è difficile osservare Cavalieri d'Italia, Spatole, Mignattai, Gru, Cicogne e Fenicotteri.
Riprendere il Beccamoschino del filmato è stato un vero colpo di fortuna, considerando il carattere piuttosto vivace del silvide. Il filmato è stato realizzato applicando, tramite un adattatore autocostruito, una videocamera digitale Sony (25X ottico) al cannocchiale Kowa alla fluorite. Nonostante il sistema artigianale, i risultati possono essere di grande soddisfazione.
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